SAPIENS/SOTTO STRESS

IL LIBRO

Sapiens
sotto stress.

Corpo, abitudini e recupero nella vita moderna. Il libro di Ivan Orizio.

IVAN ORIZIO

SAPIENS
SOTTO
STRESS.

Corpo, abitudini e recupero
nella vita moderna.

La tua giornata
ha una storia.
Il tuo corpo anche.

Il lavoro che continua nei pensieri. Le risposte che tornano. Il recupero che aspetta il momento giusto.

In quattordici capitoli entriamo nella fisiologia dello stress, nelle tue modalità di risposta e nelle abitudini della vita moderna. Fino a scegliere una priorità concreta su cui lavorare.

Con un taccuino per portare la lettura nella tua giornata.

Comincia dal primo capitolo

14 CAPITOLI / QUATTRO PASSAGGI

Capire. Riconoscere.
Recuperare. Scegliere.

  1. Una giornata che non finisce mai
  2. Il corpo si prepara ad affrontare qualcosa
  3. Quando la pressione occupa anche il recupero
  4. Ascoltare i segnali senza indovinare una diagnosi
  5. Spingere, allontanarsi, bloccarsi
  6. Compiacere, analizzare, farsi coinvolgere
  7. La mappa della pressione nella tua vita
  8. Il sonno comincia nella giornata
  9. Movimento, pause e passaggi di ritmo
  10. Cibo, caffeina e giornate da sostenere
  11. Confini, sostegno e spazio mentale
  12. Una priorità che puoi portare nella vita reale
  13. Guardare la risposta, cambiare il piano
  14. Proseguire con una direzione

DAL PRIMO CAPITOLO

La giornata è finita da un'ora, almeno sul calendario. Hai chiuso il computer, lasciato il lavoro, sistemato quello che c'era da sistemare. Ti siedi e pensi che finalmente potrai fermarti. Poi ricordi una risposta che non hai dato. Prendi il telefono per controllare soltanto quella. Trovi un altro messaggio, una notizia, una richiesta per domani. Quando rialzi gli occhi è passato altro tempo. Ti senti stanco, ma non hai la sensazione di essere arrivato da qualche parte.

La scena potrebbe assomigliare alla tua serata, oppure la tua giornata potrebbe continuare in modi meno visibili: un bambino che si sveglia, una persona da assistere, un turno, il pensiero di una spesa che non sai come affrontare. Il punto non è il telefono in sé. È la difficoltà a riconoscere un confine fra ciò che stai affrontando e il momento in cui puoi smettere di affrontarlo.

Quando dici «sono stressato», forse stai cercando di contenere tutto questo in due parole. Una frase breve per un'esperienza che comprende cose differenti: richieste, preoccupazioni, sensazioni fisiche, responsabilità, abitudini, relazioni. Per cominciare a lavorarci ti propongo di aprire quella frase. Non per renderla più complicata, ma per vedere che cosa c'è dentro.

Il primo passo sarà concreto: guardare una giornata. Prima dei metodi, degli ormoni, degli esercizi e delle spiegazioni sulla preistoria, c'è il modo in cui il tuo tempo viene occupato. È lì che questo libro comincia.

Quello che fai e quello che continui a portare

Un'agenda racconta una parte della giornata. Segna gli appuntamenti, gli orari e forse le scadenze. Non registra sempre ciò che continui a tenere presente mentre fai altro. Puoi essere a pranzo e ripassare mentalmente una discussione. Puoi accompagnare un familiare e organizzare, nello stesso momento, la riunione successiva. Puoi essere libero da un compito e sentirti comunque responsabile di quello che potrebbe accadere.

Prendiamo un esempio illustrativo. Luca ha cinque impegni scritti in agenda. Fra un impegno e l'altro risponde alle telefonate della madre, aspetta la conferma di un pagamento e cerca un artigiano per una riparazione urgente. Alla sera guarda le cinque cose concluse e si chiede perché sia tanto affaticato. La risposta non può essere ricavata dal numero degli appuntamenti: mancano le attese, gli spostamenti, le interruzioni e il lavoro necessario per tenere insieme tutto.

Una giornata apparentemente meno piena può essere altrettanto impegnativa. Attendere una risposta importante lascia ore libere sul calendario e poco spazio nella testa. Non sapere se il prossimo mese avrai lavoro è una richiesta che non si presenta a un orario preciso. Anche il tempo formalmente disponibile può essere occupato dall'incertezza.

Per questo, quando ti invito a osservare il carico, non ti chiedo soltanto «quante cose fai?». Mi interessano anche le condizioni: quanta possibilità hai di decidere, quali interruzioni devi accogliere, che cosa rimane sospeso, chi può aiutarti. Sono domande che rendono più precisa la tua esperienza, senza mettere in discussione il diritto di sentirti affaticato.

Essere fermi non significa avere una pausa

Puoi stare seduto e continuare a lavorare. Puoi camminare e sentirti finalmente fuori da una preoccupazione. La postura e l'esperienza non coincidono automaticamente. Una pausa va compresa anche per quello che succede durante quel tempo e per il margine di scelta che contiene.

Nella ricerca sul recupero dal lavoro, Sonnentag e Fritz hanno distinto esperienze diverse: prendere distanza psicologica dal lavoro, rilassarsi, dedicarsi ad attività che permettono di imparare o sentirsi capaci, e avere controllo sul proprio tempo libero. Lo studio sviluppava uno strumento di ricerca. La distinzione ci aiuta a evitare l'idea che recuperare significhi sempre fare la stessa cosa. Sonnentag e Fritz, 2007

Da qui ricavo una domanda pratica per il mio approccio: «Che tipo di spazio mi manca oggi?». Dopo ore di confronto con altre persone potresti desiderare silenzio. Dopo una giornata isolata potresti desiderare compagnia. Dopo un lavoro interamente guidato da richieste esterne potresti avere bisogno di scegliere liberamente un'attività, anche piccola. Sono possibilità che rendono meno generica la parola riposo.

Può capitare anche che un'attività piacevole sia diventata una prestazione. Ti piace allenarti, ma confronti ogni seduta con la precedente. Ti piace leggere, ma trasformi i libri in una lista da completare. Ti piace cucinare, ma hai deciso che ogni pasto deve rispettare un programma perfetto. L'attività rimane la stessa; il modo in cui la vivi merita attenzione.

Non occorre eliminare obiettivi e ambizione. Puoi domandarti se hai almeno uno spazio nel quale non devi dimostrare nulla, raggiungere un risultato o rispondere alle aspettative di qualcuno. Se non riesci a individuarlo, hai già trovato un'informazione utile.

Il rinvio del recupero

«Appena finisce questo periodo» è una frase comprensibile. Ci sono fasi in cui gli impegni aumentano davvero: un trasloco, un esame, una nascita, un problema familiare, una scadenza professionale. Non tutte le settimane possono essere organizzate allo stesso modo. Il problema diventa più evidente quando ogni periodo eccezionale consegna il testimone a quello successivo.

Estratto dalla prima stesura del libro.

BIOAGE ADVANCED / IVAN ORIZIO

La lettura è l’inizio.
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